Terni


L'antico nome della città - Interamna ("fra due fiumi") - è un chiaro riferimento alla posizione dell'abitato alla confluenza del torrente Serra nel fiume Nera. La sua fondazione si fa risalire al 672 a.C. e molti dei reperti ritrovati in zona e conservati nel locale museo archeologico attestano la sua vivacità già in epoca primitiva, dall'Età del Ferro fino al IV sec. a.C. Conquistata dai Romani che le diedero il nome di Interamna Nahartium, divenne municipio. Nel III secolo il territorio si aprì al cristianesimo grazie al vescovo Valentino, poi diventato patrono della città e degli innamorati.

Nei secoli seguenti Terni venne distrutta più volte - da Totila nel 546, da Narsete nel 554 e dai Longobardi nel 755 - e lottò continuamente con la vicina Spoleto, per poi accogliere come liberatore Federico Barbarossa, che la rase al suolo nel 1174. Terreno di scontro tra Guelfi e Ghibellini, fra il Trecento e il Cinquecento fu feudo degli Orsini, governata da una Magistratura di 24 nobili e 24 popolani e successivamente dominata da Ladislao di Napoli, Braccio Fortebraccio, gli Sforza, e lo Stato Pontificio. Nel 1860 Terni entrò a far parte del Regno d'Italia, quindi conobbe un periodo di intensa industrializzazione e vide la fondazione della Fabbrica d'Armi, degli stabilimenti siderurgici per gli acciai speciali e quelli per il carburo di calcio, duramente bombardati durante la Seconda Guerra Mondiale. Sebbene la gran parte della città sia stata ricostruita nella seconda metà del Novecento, conserva preziose testimonianze del suo passato come l'Anfiteatro Fausto (32 a.C.), la torre romanica dei Barbarasa, la chiesa gotica di San Francesco, celebre per gli affreschi di Bartolomeo di Tommaso nella Cappella Paradisi, le chiese di Sant'Alò e San Salvatore (XI secolo), il duomo, la basilica di San Valentino e Palazzo Spada progettato da Antonio da Sangallo il Giovane.

Oltre a numerosi monumenti di archeologia industriale, come l'obelisco "Lancia di Luce" di Arnaldo Pomodoro, Terni ospita il Caos, complesso museale dotato di una sezione archeologica e di un'ala dedicata all'arte moderna e contemporanea: al suo interno sono conservati la Pala dei Francescani di Piermatteo d'Amelia, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina d'Alessandria di Benozzo Gozzoli, opere del pittore naif Orneore Metelli e dello scultore Aurelio De Felice.

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