Todi

Come per ogni città dalle antiche origini anche Todi affonda la propria storia nella leggenda. Si narra infatti di un’aquila che strappò la tovaglia dal banchetto del capo della popolazione degli Umbri e la posò su un’altura per indicare loro un luogo più sicuro ove stanziarsi.
Sembra che il nome originario di Tutere significhi “città di confine”, a conferma della coabitazione in quel territorio di Umbri, Etruschi e Celti, almeno fino all’assoggettamento da parte dei Romani. Con l’avvento del cristianesimo Todi divenne il fulcro di una delle più importanti diocesi d’Italia, grazie alla prossimità delle importanti  vie consolari Amerina e Flaminia.
Durante il medioevo la città conobbe una grande espansione soprattutto nei territori dell’Umbria meridionale e questa fiorente stagione è testimoniata ancora oggi nel notevole numero di architetture civili e religiose conservate, pressoché intatte, all’interno delle sue mura.
In età comunale, Todi, libero e fervente centro del francescanesimo, dovette difendersi dallo Stato della Chiesa che desiderava accrescere il proprio controllo sul territorio.
Nel XVI e nel XVII secolo la città rimase al centro della storia e della cultura d’Italia, tanto da ospitare, nel 1624, anche Galileo Galilei.
Nei secoli successivi la spinta dell’Illuminismo portò l’attenzione sulla ricerca archeologica che venne appagata con il ritrovamento, nel 1835, del Marte di Todi, importantissimo esempio di statuaria in bronzo risalente al V secolo a. C., ora conservato presso i Musei Vaticani.
Riportiamo i primi versi con cui D’Annunzio, nel 1902, volle celebrare la deliziosa città umbra: “Todi, volò dal Tevere sul colle l’Aquila ai tuoi natali e il rosso Marte ti visitò se il marzio ferro or parte con la forza dei buoi le acclivi zolle”.